LUCIO GRECO

 

Recensioni

 

Vladimiro Zocca

 

Forme fascinose dell'eterno femminino che ritornano dalla memoria materica di una pittorica sensibilità informale.

LUCIO GRECO materializza immagini della femminilità e le immerge in una lieve atmosfera "liberty", condensata da un passionale decantentismo mediterraneo.

E' una rivisitazione del pregnante decorativismo del Klimt secessionista che stempera nella poesia della femminilità terrena l'autenticità della donna fatta di pelle e di carne luminose, di malia attenuata dal decoro

Nelle opere più mature GRECO invera il suo vivente decorativismo del corpo in una vena neoespressionista che sintonizza lo stile all'uso di supporti materici come le rugosità grezza del compensato e il gesso spalmato crudo sulla tela.

Lo strumento informatico, usato come scandaglio percettivo delle materiali forme compositive, permette di cogliere l'essenza creativa di un tipo di donna ammaliante e consapevole della sua capacità di bellezza.

Fin dal 1992, in piena ricerca informale, il nostro artista con "Un giorno dopo l'esplosione" adopera materiali legati alla terra, metalli, gessi, tele di sacco, con un realistico gusto "trash" del materiale di riporto.

L'azione di riciclo artistico dei materiali ha la funzione di districare le forme dal magma originario della sua sensibilità creativa.

L'apparizione frammentata dell'oro, che qui agisce da contrasto per evidenziare il concetto, assumerà in seguito il compito di illuminare la riconoscibilità delle forme emergenti.

L'oro come metallico D.N.A. rilevatore progressivo della essenza femminile.

Ne il "Triangolo" del 1993 la razionalità in via di sviluppo di GRECO mette in scena rossi giochi di triangoli a simulare le fiamme di un'esplosione, stilizzate dalla tecnica mista, materiata da staffe di ferro, da gesso e da smalto nero.

Segnano il deflagare di uno stato emotivo della mente a sviluppare un'azione definitoria dell'energia nera trattenuta dai triangoli che contrassegnano il caratteristico fondo esplosivo del precedente "Profondo".

Atavico affioramento di elementi ambientali della propria infanzia.

L'esperienza cerca un varco, uno "spiraglio", come una "Finestra ferita" attraverso l'informale brulicame segnico della materia, da cui far passare frammenti visivi dell'umanità femminile.

Allora si definiscono, come per incanto, volti di donna dalla profonda espressività ambivalente.

Ed ecco in "Fiori rossi per te" del 1995 affiorare un volto dai grigi luminosi, appena immalinconito dalla sagomatura a macchie sulla tempera chiara.

Duplice è la funzione della rete di ferro impastata nel gesso in quanto, per un verso, fissa il materiale gessoso in un effetto "pixel" di "texture" tipica dello schermo televisivo, dall'altro ferma l'immagine animata nell'espressione dalla scala "Green" e da minuscole scaglie dorate.

E' un procedimento ottico che crea l'illusione di una percezione ad assetto variabile: l'immagine assume definizione figurativa man mano che ci si allontana e si distingue dallo sfondo, ritorna ad essere una distinta composizione di segni, di rilevanze materiche dai colori cangianti quando ci si avvicina, stemperandosi nello sfondo.

I fiori rosseggianti, espressi obliguamente nel basso del fondo informale, da entità informi di energia, si trasformano in affinamento formale.

La ricerca di scavo nei materiali che paiono avviluppare i tratti puri della fisionomia femminile, semplifica l'azione definitoria senza perdere il contatto con l'introspezione emozionale dell'animo femminile.

"Lo sguardo di Lilly", sempre del 1995, mostra due occhi magnetici, calamitosi, in un volto di evidenza fotografica, semplice su supporto ligneo, con poco gesso e con vernice solo sullo sfondo, come a segnare una reviviscenza informale.

Il volto racchiude, insodabile, un'enigma che affascina nel bene e nel male.

"Pensieri" del '95 stilizzano un viso rosato nella pelle, decisamente delimitata dall'ombra dei capelli che, neri, si continuano nello scuro fondale.

Macchie d'oro variegano il verde e bruno nei quali sfumano i capelli.

La contemporanea "Sovietica" dalla doppia cornice sovrapposta, un bordo nero su un graticcio in ferro e in gesso dorato.

Il rosa del viso, sfumando nell'azzurrino, trova una lieve tonalità visionaria.

Nel 1996 GRECO approda alla svolta di un intenso equilibrio espressivo; "Come una Madonna" ci offre un volto di donna dagli occhi abbassati, che danno la sensazione di una sfuggente intensità profonda.

E' una icona dal taglio liberty, un liberty bizantino.

Il fondo a trama è ottenuto da un tessuto di tovaglia a quadretti, trattato come un reticolo dorato.

La magmatica cornice è in "Oro ricco" e sembra espandersi in una lava di oro fuso cosparso di solide impurità.

Impasta un ipotetico arco-finestra dal vago sentore moresco.

Oro lutulento che sembra voler rappresentare un tumulto di passioni che tenta di avviluppare l'interiorità espressa dal ritratto.

La progressiva visualizzazione dell'animo femminile si connota anche degli aspetti della dura quotidianità.

"E Matilde uscì fuori dal sacco" presenta elementi "hard" di colore metropolitano.

Il ferro che accidenta il fondo dietro la testa e il sacco di juta con la nera stampigliatura postale che taglia realisticamente l'angolo destro del quadro.

E' scandita da una metallica stesura di alluminio cannettato.

Un tratto di sensualità è accennato dal mento appena rialzato.

L'inclinazione della testa dà particolare rilievo alle labbra carnose e agli occhi, le cui pupille si sprofondano nel buio di un mistero di donna.

L'oro intriso nel nero-rosso dello sfondo colora l'insieme di una drammaticità contenuta.

Da un fondo mosso di bruno e di verde e "friccicante" di briciole dorate, appare "Laura ha un cuore d'oro".

"Beige" è il vestito che veste, nudo il corpo piatto senza seno.

Un vestito che c'è e che non c'è, sul petto vibra, obbliquo, di fredda energia, un rettangolino di rete metallica, come un wafer di conduttori elettronici, dura metafora di un cuore sintonizzato col viso tirato di un'adolescenza capricciosa.

In "Donna su sfondo rame naturale A 202" del 1997 il rame sostituisce l'oro e completa l'inserimento del sentire emotivo nel contesto dell'esistenza quotidiana.

La retinatura a quadrati più ampi stabilisce un clima di austerità.

Il ramato bagliore rossastro mette in rilievo contrastato il blu primario della mantellina, il quale, a sua volta distingue il più ampio rosso a macchie intensive dell'abito.

La sorpresa del colore connota il nero bruciato dei capelli raccolti, mentre visualizza nettamente macchie che, nella distanza percettiva, si trasformano nelle pieghe del vestito dalla tonalità cangiante.

I capelli della "Donna in abito da sera" si fanno di iridescenze multicolori e sono movimentati a piccole macchie blu cobalto dell'acqua profonda della quale è costituita l'interiorità della donna.

Il riferimento acquatico è ritmato nell'abito da sera da una stilizzata tigratura di segni verde smeraldo e di oro cosparso da frammenti di azzurro.

Gli occhi sono due macchie nere, contrastate dal biondeggiare dei capelli.

Reminiscenza, rivissuta nel presente, delle ondeggianti chiome tipiche dei preraffeiliti, filtrate dall'espressionismo di Munch.

Nelle sue opere GRECO apre ad una fisiognomica dell'ineffabile femminile con una rivalutazione somatica della profondità muliebre.

Libera un espressionismo rappreso in fisionomie che affiorano dal caldo fervere delle emozioni nascoste nel chiuso dell'essere donna.

Possiamo parlare di neoespressionismo, ingentilito da una magica atmosfera.

Un neoespressionismo che, pur rifacendosi a suggestioni delle avanguardie del primo novecento, è mutuato nella sostanza dalla transavanguardia che riscopre la figurazione umana.

Le espressioni di GRECO sono facili solo in apparenza.

In realtà simula una certa "naivetè" dopo aver elaborato al computer un modello fotografico.

L'analisi computerizzata dell'immagine costituisce un esercizio introspettivo che è complementare alla sua ricera pittorica ed influenza la struttura spaziale dell'immagine.

Nella trasposizione pittorica la figura viene come isolata dall'azione di uno sfondo dinamico come se fosse incastonato in un progetto nato nel laboratorio mentale dell'artista.

Tuttavia, quando lo sfondo spinge otticamente la figura verso il fruitore, innesca un effetto di disoccultamento ricco di fascino delicato dell'anima femminile immersa in un'ombra espressiva.

Si presentano, così, laiche icone di donne seducenti.

Sono composte dall'accordo fra linee organiche e forme materiche che tendono più alla creazione di un ritmo decorativo strutturale che alla semplice rappresentazione della figura.

La libertà del segno rende l'impressione di una fluida indeterminatezza, restituendo equilibrio al rapporto fra condizione esistenziale della donna e mondo presente.

Mondanità del presente che esprime la coscienza di vivere nel quotidiano la propria bellezza con un sottile senso di fatalità.

Il concettualismo messo in atto dallo strumento informatico è riscattato dalla concretezza dei materiali poveri.

I contorni marcati dai colori materici ci rendono ritratti di una tipologia femminile semplificata.

Infatti il riferimento a un modello originale di un personaggio di donna realmente esistente, è annullato con la fuoriuscita dalla temporalità che identifica.

Ammaliante è la felicità cromatica della composizione dal gusto preraffaelita per il particolare vividamente analitico.

Un atteggiamento analitico nutrito di attualizzata emozione romantica che porta LUCIO GRECO alle soglie di una virtualità del tempo femminile per figurare istantanee che non consentono nè distanza, nè immobilità.

Vladimiro Zocca