LUCIO GRECO

 

RECENSIONI

 

Maria Pia Romano

 

Coinvolgente, incantevole, sconcertante la dimensione artistica di Lucio Greco. Artista nativo di Napoli, ma residente a Bologna, neppure quarantenne, ci stordisce e ci inebria con le sue intense sintesi polimateriche che, tra reti metalliche, inserti d'oro e rilievi di gesso, lasciano emergere, puro ed incontaminato, un inno sincero alla femminilità.

Con tocchi di colore vibranti come sottili accordi musicali, Lucio Greco rivela l'incanto di una bellezza che, ora pensosa, ora provocante, ora austeramente bella nella fissità regale dello sguardo, si eleva dalla ruvidità povera dei materiali adoperati toccando vette d'aureo splendore.

L’immagine da lontano seduce nella completezza dei chiaroscuri resi plasticamente dai livelli di colore accostati insieme, da vicino si perde e ci si ritrova ad osservare macchie di colore che animano il supporto ondulato dal gesso e dalla rete di ferro. E’ il risultato dello studio al computer di un'immagine fotografica da cui l’artista fa partire la sua ricerca, per poi ampliarla su sentieri speculativi originalissimi e personali.

Lo studio della foto al computer rivela proprio uno studio dei volumi per insiemi di livello, con graduazioni di colore più intense dove c’è l’ombra, a scalare verso i toni più chiari, che sono le zone illuminate.

Prendono corpo così, delle interessanti mappe cromatiche che ricordano un po’ le carte geografiche fisiche, solo che al posto delle pianure troviamo i punti di luce, al posto delle altitudini le ombre.

Da vicino la compattezza scompare, il segno perde la sua spettacolare incisività ed i colori in successione sono assemblaggi cromatici; è nell’allontanarsi dall’opera che essa acquista valenza nella sua globalità: si scoprono i giochi di luce, le chiome, gli sguardi ed il geniale senso del volume, scandito ritmicamente da un crescendo di step tonali.

Lo spazio agglutina queste effimere e preziose figure femminili, con la materica concretezza del supporto, del gesso, della tela di sacco, confermandoci l’intrinseca valenza di quest’arte suggestivamente informale, seducentemente neoespressionista, prepotentemente e dinamicamente se stessa.

"Lucio Greco materializza immagini della femminilità e le immerge in una lieve atmosfera "liberty", condensata da un passionale decadentismo mediterraneo. E’ una rivisitazione del pregnante decorativismo del Klimt secessionista che stempera nella poesia della femminilità terrena l’autenticità della donna fatta di pelle e carne luminosa, di malia attenuata dal decoro", scrive argutamente Vladimiro Zocca di questo singolare artista la cui produzione, è d’uopo dirlo, non cessa di suscitare sempre maggiori consensi nel pubblico attonito.

Maria Pia Romano